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		<title>Non pensate al lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 16:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Minguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Premessa: dimenticate la filosofia, la politica, il partito. Ora pensate alla vostra vita edi ogni giorno, ai vostri figli, ai vostri fratelli e sorelle, ai vostri genitori e poi leggete questo elenco di provvedimenti contenuti nel DDL di riforma del lavoro.<br /> Apprendistato vero, limitazioni a partite IVA e finti contratti a progetto, assicurazione sociale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: dimenticate la filosofia, la politica, il partito. Ora pensate alla vostra vita edi ogni giorno, ai vostri figli, ai vostri fratelli e sorelle, ai vostri genitori e poi leggete questo elenco di provvedimenti contenuti nel DDL di riforma del lavoro.<span id="more-6169"></span><br />
Apprendistato vero, limitazioni a partite IVA e finti contratti a progetto, assicurazione sociale per chi perde il lavoro (vale per tutti) e copre il 75% dello stipendio, introduzione della cassa integrazione straordinaria anche per i settori che ora non ce l&#8217;hanno tramite un fondo di solidarieta&#8217;, congedo parentale per i padri obbligatorio, voucher per baby sitter, stop ai licenziamenti in bianco, in caso di licenziamento discriminatorio e&#8217; previsto il reintegro, in caso di licenziamento economico verranno pagati tra le 15 e le 27 mensilita&#8217;, viene introdotto un processo veloce per dirimere le cause tra lavoratore e datore. Qual e&#8217; il problema?</p>
<p>Ho fatto una rapida ricerca su internet e non mi pare che dell&#8217;art.18 abbia iniziato a parlarne ne&#8217; Monti ne&#8217; la Fornero, ma la Camusso e i giornali &#8220;di sinistra&#8221; che hanno rinominato la riforma del lavoro nel tema articolo 18. Legittimo fare dell&#8217;art.18 una bandiera, ma si rischia di buttare via il bambino con l&#8217;acqua sporca.</p>
<p>L&#8217;attuale situazione, a mio avviso, e&#8217; la seguente: se non cresciamo almeno dell&#8217;1% tutto quanto e&#8217; stato fatto finora (incluso anche l&#8217;aumento dell&#8217;IVA al 23% a giugno) non sara&#8217; servito a nulla. Ci rendiamo conto? Tutti questi sacrifici per trovarci esattamente al punto di partenza e senza piu&#8217; nulla su cui intervenire.</p>
<p>Percio&#8217; o ci si rimbocca le maniche e si fa andare avanti questo paese, oppure muoriamo litigando su chi e&#8217; di destra e chi di sinistra. Ad oggi ci serve liquidita&#8217;: servono allo Stato centrale per finanziare il debito, servono alle Regioni per sostenere la sanita&#8217;, servono ai Comuni per le politiche attive. Cito 3 soggetti che ad oggi sono in difficolta&#8217; pesantissime. Se tutto il mondo ti dice di fare una riforma del lavoro, ci possiamo permettere il muro contro muro? No, si fa la riforma del lavoro in modo da dare a tutti qualcosa, penalizzando in minima parte il 3% dei lavoratori. E&#8217; la logica utilizzata alla riforma delle pensioni alla fine.</p>
<p>D&#8217;altronde parliamoci chiaro: se si va a fondo si va a fondo tutti e allora e&#8217; bene che tutto il welfare state sia spalmato su piu&#8217; persone possibili perche&#8217; con l&#8217;attuale CIG, CGIS e art.18 salviamo il 3% dei lavoratori e lasciamo in mezzo ad una strada tutti gli altri.</p>
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		<title>Un partito inesistente con voti finti</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 09:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Minguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Secondo le prime stime, nella città di Roma i votanti sono stati oltre 40mila. Nella provincia di Roma, i votanti sono stati circa 38mila. Nella provincia di Frosinone, circa 13mila. In provincia di Viterbo, circa 10mila. Nella provincia di Latina, circa 8mila. Nella provincia di Rieti, circa 2500.</p> <p>Lo dichiara sul <a title="D’AUSILIO: PRIME STIME [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Secondo le prime stime, nella città di Roma i votanti sono stati oltre 40mila. Nella provincia di Roma, i votanti sono stati circa 38mila. Nella provincia di Frosinone, circa 13mila. In provincia di Viterbo, circa 10mila. Nella provincia di Latina, circa 8mila. Nella provincia di Rieti, circa 2500.</p></blockquote>
<p>Lo dichiara sul <a title="D’AUSILIO: PRIME STIME SULL’AFFLUENZA: OLTRE 110MILA VOTANTI NEL LAZIO" href="http://www.pdlazio.it/2012/02/dausilio-prime-stime-sullaffluenza-oltre-110mila-votanti-nel-lazio/" target="_blank">sito del PD Lazio</a> il coordinatore della commissione regionale per il congresso.</p>
<p>Prendo carta e penna e mi faccio due conti sui dati delle ultime primarie regionali. Prendiamo questi voti e prendiamo i <a title="residenti nel Lazio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lazio#Demografia" target="_blank">dati dei residenti</a> nella regione Lazio. Cosa emerge?<span id="more-6147"></span></p>
<p>Ad una prima lettura emerge che a Roma i votanti alle primarie sono state pochissimi: uno ogni 700 elettori circa. Molto meno che nel resto della regione, dove il rapporto è sempre sotto a uno a 100. In Provincia di Roma il rapporto è di 1 a 38, a Rieti di 1 a 64, a Frosinone di 1 a 38, a Latina di 1 a 70 e a Viterbo di 1 a 32. Incredibile no?</p>
<p>Difficile immaginare che a Frosinone (o a Latina) notoriamente aree dove la destra prende messi di voti, ogni 70 elettori 1 sia del PD. Difficile immaginare che la Roma di Alemanno sia così disastrata per il partito democratico, mentre la provincia di Roma sia così incredibilmente favorevole per il medesimo partito. Territori che hanno molti interessi e problemi comuni che danno risultati così diversi?</p>
<p>Possiamo parlare di buona partecipazione oppure, togliendoci le fette di prosciutto dagli occhi, affrontare il problema di un partito inesistente e di un clientelismo che, se non debellato, si ripresenterà alle prossime elezioni. E là i voti contano.</p>
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		<title>Il no alle Olimpiadi ci interroga sul nostro futuro</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 18:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Minguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Credo che il no di Monti alle Olimpiadi di Roma non vada analizzato alla leggera. Monti, a capo di un governo tecnico che tra un anno non ci sarà più, non poteva, anche avesse voluto, dire sì alle Olimpiadi. Non poteva farlo perché avrebbe introdotto una variabile di spesa talmente ampia da rischiare di vanificare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che il no di Monti alle Olimpiadi di Roma non vada analizzato alla leggera. Monti, a capo di un governo tecnico che tra un anno non ci sarà più, non poteva, anche avesse voluto, dire sì alle Olimpiadi. Non poteva farlo perché avrebbe introdotto una variabile di spesa talmente ampia da rischiare di vanificare lo sforzo del suo governo. Il rischio era di lasciare una bomba ad orologeria.<span id="more-6137"></span><br />
Solo in un caso Monti avrebbe teoricamente potuto dire di sì: nel caso di un&#8217;assunzione di responsabilità forte da parte dei principali partiti. Insomma Bersani, Alfano e Casini. La politica nazionale si prendeva l&#8217;impegno con Monti, ma prima ancora con il paese di non fare schifezze come per Italia &#8217;90, per i mondiali di nuoto di Roma e, come temono in molto, per l&#8217;expo di Milano 2015.</p>
<p>Il problema è però che Monti e gli stessi Bersani, Alfano e Casini si rendono perfettamente conto che il rischio è di non essere credibili, di non venire presi sul serio. Cosa accadrebbe se i tre facessero giuringiuretto e Monti li bocciasse? I dati dei sondaggi ci parlano di un paese che ha paura del futuro e non si fida della propria dirigenza politica perché li considera degli Schettino qualsiasi.</p>
<p>A questo punto la domanda non è più su Alemanno, su Roma o sulle Olimpiadi, ma è come recuperare un minimo di credibilità per chi deve mettere le basi per il nostro futuro. Ad oggi il no di Monti è l&#8217;ennesima pietra che mettiamo sopra al sistema politico attuale.</p>
<p>Fa quasi paura scriverlo, ma destra e sinistra italiane non sono capaci di garantirci un futuro.</p>
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		<title>Metà Italia non è rappresentata: c&#8217;è bisogno di impegno sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Minguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Da un gancio di Menichini (<a title="C'è un fantasma che si aggira per il PD" href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/132318/un_fantasma_saggira_per_il_pd" target="_blank">Un fantasma che si aggira per il PD</a>) penso che il PD abbia esaurito la propria spinta propulsiva nella società: è in risacca e sta tornando alle origini del partito massa, però con un numero iscritti da federazione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 650px"><a href="http://www.flickr.com/photos/paolomargari/118854037/"><img title="politicians remind people of their shitty faces di Paolo Margari" src="http://farm1.staticflickr.com/35/118854037_c1e6be22f5_z.jpg?zz=1" alt="" width="640" height="368" /></a><p class="wp-caption-text">politicians remind people of their shitty faces di Paolo Margari</p></div>
<p>Da un gancio di Menichini (<a title="C'è un fantasma che si aggira per il PD" href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/132318/un_fantasma_saggira_per_il_pd" target="_blank">Un fantasma che si aggira per il PD</a>) penso che il PD abbia esaurito la propria spinta propulsiva nella società: è in risacca e sta tornando alle origini del partito massa, però con un numero iscritti da federazione del tennistavolo. Lo dico con estrema chiarezza: questo PD non ce la può fare e non è Bersani l&#8217;uomo che può dare la sterzata. Non è una novità per me, ormai è un dato di fatto.<span id="more-5990"></span><br />
<strong>Il 45% degli italiani dice che non voterà</strong>, ergo c&#8217;è una grande domanda di rappresentanza che né il PD né tantomeno PDL o terzopolo sono in grado di caricarsi sulle spalle. Per la legge di Say la domanda e l&#8217;offerta troveranno un equilibrio e quindi mi <strong>aspetto un nuovo soggetto far capolino</strong> da qui ad un anno. Il problema non è Passera (e permettemi di derubricare qualsiasi accusa del Fatto di default a minchiata).</p>
<p><strong>Come uscirne?</strong> Non so, mi sto guardando intorno e non vedo soggetti che possano larvatamente diventare questo aggregatore. E&#8217; evidente che confindustria sta investendo molto sul governo Monti e non vedrebbe male la possibilità che questa esperienza diventi politica a tutto tondo. Solo che Confindustria pesa molto meno di quanto si pensi, soprattutto nell&#8217;opinione degli italiani. Idem i vari thinktank su misura da Italia Futura in giù.</p>
<p>Paradossalmente ci sarebbe lo spazio per un <strong>forte protagonismo sociale</strong>, se solo la società non fosse nel suo complesso annichilita in un demoralizzato sconforto dovuto in gran parte dal non credere più in una narrazione che veda nell&#8217;individuo il cuore ed il fine ultimo di tutto. Insomma se <strong>l&#8217;unico obiettivo è la soddisfazione personale</strong> qualsiasi orizzonte sociale problematico è un freno, un limite, una sciagura. Mai una sfida.</p>
<p>Chiudo con una citazione dell&#8217;ultimo libro di <a title="le ultime 5 ore di Coupland (amazon)" href="http://www.amazon.it/ultime-ore-Special-books/dp/8876382526/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1328000195&amp;sr=8-1" target="_blank">Coupland </a>(che non ho ancora letto):</p>
<blockquote><p>«Considerare la propria vita una storia sembra un residuo nostalgico di un&#8217;epoca in cui l&#8217;energia costava poco e l&#8217;idea dell&#8217;individuo superspeciale, ultraimportante… rappresentava un&#8217;illusione che il pianeta era ancora in grado di sostenere materialmente. Nella Nuova Normalità dovremo spogliarci di ogni illusione di rilevanza individuale».</p></blockquote>
<p>Ecco forse anche politicamente dovremmo iniziare a ragione nello stesso modo.</p>
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		<title>Anche i tassisti hanno qualche ragione</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Minguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>A ben vedere i tassisti hanno ragione su due punti su tre, infatti hanno detto no al Governo per quel che riguarda:</p> le nuove licenze stabilite dall&#8217;authority (invece che dai sindaci); l&#8217;extraterritorialità: ogni taxi deve fare servizio nel suo comune; le multi-licenze, ogni tassista deve avere una sola licenza; <p>Sul primo punto hanno torto perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a href="http://www.flickr.com/photos/auro/190361030/"><img title="dio t'assista" src="http://farm1.staticflickr.com/61/190361030_7d89fd2086.jpg" alt="" width="500" height="335" /></a><p class="wp-caption-text">dio t&#39;assista by auro</p></div>
<p>A ben vedere i tassisti hanno ragione su due punti su tre, infatti hanno detto no al Governo per quel che riguarda:</p>
<ul>
<li>le nuove licenze stabilite dall&#8217;authority (invece che dai sindaci);</li>
<li>l&#8217;extraterritorialità: ogni taxi deve fare servizio nel suo comune;</li>
<li>le multi-licenze, ogni tassista deve avere una sola licenza;</li>
</ul>
<p><span id="more-5988"></span>Sul primo punto hanno torto perché non funziona il meccanismo attuale di assegnare le nuove licenze tramite accordi tra sindaci e sindacati. Un&#8217;authority nazionale o meglio regionale sarebbe deciamente la soluzione.</p>
<p>Sul secondo punto secondo me hanno ragione, ma invece di limitare al comune andrebbe limitato alla regione. Chiunque ha una licenza taxi può muoversi almeno in tutta la propria regione. A mio avviso hanno ragione soprattutto perché il taxi deve essere utilizzato nei brevi spostamenti e non in quelli interregionali, ma i collegamenti Roma-Fiumicino, Roma-Latina o Roma-Civitavecchia sono ormai abituali in un&#8217;area metropolitana e non extra. I confini dei comuni sono troppo stretti.</p>
<p>Sul terzo punto a mio avviso hanno torto, anche se con qualche dubbio. Le &#8220;multi-licenze&#8221; vanno a minare le cooperative trasformandole in vere e proprie imprese. Viene meno la struttura corporativa dei tassisti. D&#8217;altronde il rischio è che pochi soggetti economicamente forti si accaparrino le licenze riducendo i tassisti a dipendenti con un incremento dei profitti ed un calo dei ricavi per gli autisti. Punto controverso.</p>
<p>Alla fine un accordo è possibile.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Corsera cambia linea in vista delle elezioni?</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 14:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Minguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dal 19 gennaio il Corriere della Sera cambia la guida della cronaca romana e della redazione romana nella cronaca nazionale: Gianna Fregonara (<a title="gli articoli di Gianna Fregonara" href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/gianna_fregonara.shtml" target="_blank">alcuni suoi articoli</a>) approda all&#8217;edizione romana del quotidiano milanese scambiandosi di posto con Corrado Ruggeri.</p> <p>Un avvicendamento che non puo&#8217; non essere letto dal punto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 19 gennaio il Corriere della Sera cambia la guida della cronaca romana e della redazione romana nella cronaca nazionale: Gianna Fregonara (<a title="gli articoli di Gianna Fregonara" href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/gianna_fregonara.shtml" target="_blank">alcuni suoi articoli</a>) approda all&#8217;edizione romana del quotidiano milanese scambiandosi di posto con Corrado Ruggeri.</p>
<p>Un avvicendamento che non puo&#8217; non essere letto dal punto di vista politico anche considerato che il marito della Fregonara e&#8217; Enrico Letta, vice-segretario del PD. Ovviamente non si immagina un Corsera in stile Unita&#8217;, ma e&#8217; indubbio che il quotidiano si era spostato a destra durante la consiliatura Alemanno e ora pare aggiustare la rotta per poter parlare a tutti.</p>
<p>La notizia non passa inosservata anche perche&#8217; il sindaco di Roma, dopo aver polemizzato con Repubblica ed essere stato costretto al dietrofront, ha invertito la rotta nei sondaggi (dal 50 al 54%) e soprattutto vede fermarsi l&#8217;ascesa di Zingaretti, fermo al 53%. La battaglia sui media locali si e&#8217; gia&#8217; incendiata e si e&#8217; praticamente gia&#8217; aperta la campagna elettorale.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La sottile differenza tra finanziatori, elettori, militanti e cittadini</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 13:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Minguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Non credo che si faccia <a title="campagna del tesseramento del PD nazionale" href="www.imille.org/2012/01/l’etica-della-comunicazione-ovvero-la-campagna-di-tesseramento-del-pd-nazionale/" target="_blank" class="broken_link">una campagna del genere</a> per non avere iscritti. Credo semmai che sia l&#8217;effetto di avere un segretario (e un gruppo dirigente nazionale) che considera la comunicazione distinta dalla politica e solo carta da pacchi per incartare la politica stessa.<br /> Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 650px"><img class=" " title="senza titolo" src="http://farm1.staticflickr.com/221/477140682_a310ca5ff4_z.jpg" alt="Senza titolo di Gueоrgui" width="640" height="431" /><p class="wp-caption-text">Senza titolo di Gueоrgui</p></div>
<p>Non credo che si faccia <a title="campagna del tesseramento del PD nazionale" href="www.imille.org/2012/01/l’etica-della-comunicazione-ovvero-la-campagna-di-tesseramento-del-pd-nazionale/" target="_blank" class="broken_link">una campagna del genere</a> per non avere iscritti. Credo semmai che sia l&#8217;effetto di avere un segretario (e un gruppo dirigente nazionale) che considera la comunicazione distinta dalla politica e solo carta da pacchi per incartare la politica stessa.<br />
Il motivo per cui i partiti (non solo il PD) hanno bisogno degli iscritti sono i soldi. Nient&#8217;altro. E il motivo per cui i partiti (non solo il PD) guardano alle percentuali di consenso e non al numero totale di elettori è che prendono i soldi sulla base delle percentuali e non del numero di voti.<span id="more-5953"></span></p>
<p>Per il primo problema sono dell&#8217;idea che sarebbe il caso di non prendere più in giro la gente e accettare che chi si iscrive non diventa affatto militante, ma un sottoscrittore. I militanti vengono assunti dal partito o vengono &#8220;piazzati&#8221; dal partito, chi si iscrive versa 20 euro per la causa e poi viene dimenticato fino all&#8217;anno successivo, salvo eventuali primarie. Come fa un iscritto a diventare militante? Semplice non può se non trova un circolo illuminato che favorisce la partecipazione. Molto raro. Come fa un militante a diventare dirigente? Deve affiliarsi a qualche cosca che lo piazza in qualche lista bloccata. Interessa a qualcuno essere militante o dirigente? Mah. Semmai interessa qualcuno essere un candidato o un eletto, ma lì è discutibile se i candidati debbano essere prente solo tra gli affiliati (militanti o dirigenti) oppure tra sottoscrittori (gli iscritti).</p>
<p>Sul secondo punto la questione è più semplice: il finanziamento pubblico ai partiti venga erogato sulla base del numero di voti ricevuti e non sulla percentuale spalmata sulla popolazione. Improvvisamente prendere il 30% con astensione al 40% diventerà un problema per i partiti. Magia? No, solo logica (e matematica).</p>
<p>C&#8217;è anche da dire una cosa, a discolpa dei partiti (non solo il PD), che sono un covo di incapaci e di falliti, gente che non ha un lavoro, una professionalità, una preparazione, ma nemmeno un ideale. Gente così non è capace di fare nulla se non replicare l&#8217;organizzazione che ha trovato. Peggiorandola magari. E allora è inutile ammazzarsi per far funzionare l&#8217;organizzazione per come era una volta. Molto meglio voltare pagina.</p>
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		<title>Per una Robin Hood Tax</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 15:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Minguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ricevo il tactical briefing della rivista Adbusters, un manuale in pillole per coordinare &#8220;redeemers, rebels and radicals out there&#8221;. Ecco la traduzione più fedele possibile tanto per capire che il movimento di OCCUPYWALLSTREET non è né anti-capitalista, né antagonista.</p> <a href="http://www.flickr.com/photos/wheatfields/4463902333/"></a>Robin Hood Tax media stunt di net_efekt <p></p> <p>Stiamo vivendo un momento magico&#8230; #OCCUPYWALLSTREET ha catalizzato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo il tactical briefing della rivista Adbusters, un manuale in pillole per coordinare &#8220;redeemers, rebels and radicals out there&#8221;. Ecco la traduzione più fedele possibile tanto per capire che il movimento di OCCUPYWALLSTREET non è né anti-capitalista, né antagonista.</p>
<div class="mceTemp">
<dl>
<dt><a href="http://www.flickr.com/photos/wheatfields/4463902333/"><img class=" " src="http://farm5.static.flickr.com/4071/4463902333_41e0fe9f88_z.jpg?zz=1" alt="" width="640" height="429" /></a><span class="Apple-style-span" style="font-size: 11px;font-weight: normal;line-height: 17px">Robin Hood Tax media stunt di net_efekt</span></dt>
</dl>
</div>
<p><span id="more-5895"></span></p>
<p>Stiamo vivendo un momento magico&#8230; #OCCUPYWALLSTREET ha catalizzato in un ribellione internazionale per la democrazia&#8230; lo spirito alle nostre assemblee è elettrico&#8230; la gente che partecipa è trasportata in uno spirito gandiano di cameratismo e speranza di un nuovo futuro. Attraverso il globo il 99% sta marciando! Avete ispirato più di quel che pensate. La gente sta entrando nell&#8217;Atto Primo di una lunga primavera.</p>
<p>E&#8217; ora il momento di aumentare gli scherzi teatrali&#8230; azioni devianti, spettacoli sovversivi e giocose détournements di ogni tipo. Aprite la vostra immaginazione insurrezionale. Qualsiasi cosa, dalla trasformazione dal basso dell&#8217;economia globale al cambiare il modo in cui mangiamo, viaggiamo, viviamo, amiamo e comunichiamo&#8230; sarà la scintilla che sosterrà la rivoluzione globale della vita quotidiana!</p>
<p>Mentre il movimento matura, diamo una risposta ai nostri critici. Occupiamo il cuore del sistema globale.Detronizziamo l&#8217;avidità di questo nuovo secolo. Lavoriamo per definire la nostra unica grande richiesta.</p>
<h2>29 Ottobre, marcia globale #Robinhood</h2>
<p>Questa è la proposta di assemblee generali del movimento Occupy.</p>
<p>Otto anni fa, il 15 febbraio 2003, Eight years ago, on February 15, 2003, oltre 15 milioni di persone in 60 paesi hanno marciato insieme per fermare l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq da parte del presidente Bush… un pezzo enorme di Umanità ha vissuto per un giorno senza tempi morti e intravisto il potenziale di un movimento di persone unite. Ora abbiamo l&#8217;opportunità di ripetere quel successo in una scala persino maggiore.</p>
<p>Il 29 Ottobre, alla vigilia del vertice dei G20 in Francia, mettiamo in piedi le genti del mondo e domandiamo che i capi del G20 impongano una Robin Hood Tax dell&#8217;1% su tutte le transazioni finanziarie e monetarie. Inviamo loro un messaggio chiaro: Noi vogliamo che rallentiate parte di quei 1.3 miliardi di dollari facili che vengono rovesciati ogni giorno nel Casinò globale  - abbastanza denaro per finanziare qualsiasi programma sociale e ambientale nel mondo.</p>
<p>Porta questa idea nella tua assemblea generale e coinvolgi il 29 Ottobre i tuoi <em>comrades</em> nelle strade.</p>
<p style="text-align: right">(fonte: email di <a title="Adbusters" href="http://adbusters.org" target="_blank">Adbusters.org</a>)</p>
<p><em>Nota del traduttore: mai si parla di anticapitalismo, anzi ci si mette in un&#8217;ottica di riformismo, magari radicale, ma sempre &#8220;gandiano&#8221;.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lo stato delle cose: crisi e capitalismo</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 08:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/29003741@N05/"></a></p> <p></p> <p>1. Il capitalismo è sicuramente in crisi profonda ma si rinnoverà ancora un volta e ne uscirà. Bisogna capire con che costi e come verrà ridefinito. I più avvertiti sanno che la crisi del 2007 (tutto il resto è solo uno sviluppo) trae origine da una situazione di crescente disuguaglianza negli USA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/29003741@N05/"><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3198/3027719071_3a6026d0e0.jpg" alt="" width="500" height="317" /></a></p>
<p><span id="more-5797"></span></p>
<p>1. Il capitalismo è sicuramente in crisi profonda ma si rinnoverà ancora un volta e ne uscirà. Bisogna capire con che costi e come verrà ridefinito. I più avvertiti sanno che la crisi del 2007 (tutto il resto è solo uno sviluppo) trae origine da <strong>una situazione di crescente disuguaglianza negli USA che a un certo punto ha iniziato a scalfire la classe media</strong>. Siccome è difficile ridurre il livello di vita, sopratutto se è in gioco la classe media, ci ha pensato l&#8217;ingegneria finanziaria a sopperire: il debito. Questo lo strumento per consentire di preservare certi standard di vita. Ma un sistema economico e finanziario ha delle soglie oltre le quali i disequilibri generano instabilità e caos. E&#8217; esattamente quello che è successo nel 2007 e che oggi patiamo anche noi in Europa: l&#8217;enorme crescita dei debito pubblici non si deve a classi politiche incapaci di decidere, ma all&#8217;oggettiva necessità di fronteggiare il ciclo economico e salvare i fulcri nevralgici che possono essere fonte di instabilità sistemica, in particolare le banche ed alcuni tipi di banche.</p>
<p>2. In questi quattro anni, come risposta alla crisi, sono stati fatti alcuni passi avanti per cercare di ridisegnare il <em>framework</em> di regolamentazione finanziaria ma sicuramente siamo ben al di sotto delle attese e di quello che era giusto fare. Negli USA la riforma Volcker (netta separazione tra banche coomerciali e banche di investimento) non è sostanzialmente passata. Né è passata un&#8217;altra molto più all&#8217;acqua di rose (la Dodd-Frank), ma che pone alcuni paletti importanti. Inoltre istituisce alcune nuove autorità di controllo secondo me ben congegnate, ma molte delle quali non partono perché in parlamento i repubblicani hanno bloccato le leggi che ne finanziano l&#8217;operatività. In Europa la riforma vera che è passata è la Basilea 3 che sostanzialmente richiede alle banche di essere maggiormente patrimonializzate e avere maggiori riserve di liquidità. Sono cose che hanno molto senso (anche se Basilea 3 contiene un pò di cose fasulle) ma che in questa momento di crisi sistemica non fanno che aggravare la situazione in quanto tendono ad incrementare il razionamento del credito che le banche fanno al sistema dell&#8217;economia reale.<br />
In questo momento le banche europee aumentano il ricorso alla BCE per rifornirsi di liquidità a breve termine ma prestano sempre meno a medio e lungo termine prorpio perché da un lato non hanno la liquidità sufficiente su quelle scadenze e dall&#8217;altro in un momento di potenziale nuova recessione giudicano i prestiti alle imprese sempre più rischiosi (quindi o non fanno prestiti o li fanno a tassi di interesse non sostenibili per le aziende stesse). L&#8217;altra cosa importante è che <strong>si è raggiunta in UE l&#8217;istituzione di autorità europee di vigilanza sul settore bancario, sui mercati e sul settore assicurativo</strong>. Tutte le altre riforme di cui si blatera in Europa (tobin tax, vendite allo scoperto) sono a mio povero avviso stupidaggini. La tobin tax la devi fare a livelli globale altrimenti non funziona e anche se riesci a farla a livello globale gli operatori ingloberebbero nei prezzi delle attività finanziarie la tassa stessa che alla fine si scaricherebbe sui consumatori finali di servizi finanziari. Ho paura che tutta questa cosa sarà un boomerang. La questione delle vendite allo scoperta è un&#8217;altra bufala: se i mercati vogliono picchiarti lo fanno ci sia o meno il divieto di vendite allo scoperto. Negli Usa ci hanno provato, hanno visto che non funziona e non credo vogliano intignare. In europa questa estate, nonostante in intervento coordinato delle Consob dei maggiori paesi europei volto ad evitare le vendite allo scoperto sulle azioni delle banche, i prezzi di questi ultimi sono crollati proprio in quei giorni. Non parliamo poi del divieto di vendite allo scoperto sul mercato dei titoli di Stato che è un non senso, ma è una cosa tecnica e non mi dilungo.<br />
Un giorno qualcuno mi dovrà spiegare perché non si è mai pensato di introdurre un divieto agli acquisti allo scoperto, piuttosto che vendite. Ci saremmo evitati la bolla del periodo 2001-2006 di cui paghiamo i conti da quattro anni. Comunque la norma sulle vendite allo scoperto a livello europeo sta andando avanti anche se con una fatica pazzesca nel trilogo tra Commissione, Parlamento e Consiglio. La mia sensazione è che ne verrà fuori un pateracchio. <strong>Il dramma di questa legislazione è che ci mettono le mani molte persone incompetenti oppure competentissime ma con forti interessi dietro.</strong> La risulta sono compromessi orrendi che il mercato poi ci mette qualche settimana per aggirarli.</p>
<p>3. Quello che intristisce in questa situazione è che <strong>la risposta alla crisi che danno i partiti riformisti e socialisti/socialdemocratici europei è spaventosamente povera.</strong> Si parla di maggiore integrazione, di una politica economica comune, di un Ministero del Tesoro europeo ma sono tutte dichiarazioni di principio prive di un vero piano di lavoro sottostante. Quando si scende nei dettagli più tenici le riforme di cui si parla sono appunto quella della tobin tax e delle vendite allo scoperto, riforme poco intellegibili e dagli effetti assolutamente nulli o talvolta indesiderabili, come ho proato a spiegare sopra . Nulla su un vero piano di integrazione di alcuni pezzi dei bilanci dei vari stati, nulla o poco sui progetti infrastrutturali europei e sul loro finanziamento, nulla o poco so come ripensare seriamente Lisbona dopo questi disastrosi quattro anni di crisi (ho letto solo qualcosa di Giuliano Amato recentemente), nulla sul ruolo della BCE in futuro e nella gestione di questa fase di transizione. Va avanti certo la riforma della governance europea, tutta imperniata sul controllo degli squilibri macroeconomici e della finanza pubblica. Tutte cose sacrosante, ma che se non sono affiancate da politiche sociali e di sviluppo (e di ripensamento del ruolo della BCE) non fanno che ricacciarci in quella dinamica di rigore/recessione in cui questo momento ci stiamo avvitando senza che si veda una prospettiva.</p>
<p>4. <strong>I movimenti di indignazione che stanno nascendo qui e là secondo me sono benedetti anche se non penso che spesso il bersaglio sia quello giusto</strong> (wall street, le banche d&#8217;affari etc..). Lo dico da persona di sinistra che maledice i massimalisti. i governanti americani ed europei devono sentirsi il fiato sul collo: non può essere diversamente anche se in Europa e negli USA le cause di questa paralisi/palude politica in cui ci troviamo sono molto diversi. Qui negli USA vedo che la cosa sta crescendo ma certo <strong>chi ha deciso di buttarsi sul tea party per disperazione oggi dovrebbe fare una bella autocritica</strong>: hanno sostanzialmente paralizzato il paese proprio nel momento in cui c&#8217;era maggiore bisogno di iniziativa sul fronte della politica economica; questo tuttavia senza sminuire le responsabilità dell&#8217;amministrazione Obama, che pure ci sono e non sono piccole, e sulle quali negli ultimi mesi devo dire di aver molto modificato il mio giudizio (alcune scelte in materia ambientale mi hanno veramente lasciato di stucco, per non parlare anche di politica estera).</p>
<p>5. Per tornare a bomba quindi penso che se si è capito che la crisi in cui versiamo ha origine nelle disuguaglianze acuitesi nell&#8217;ultimo ventennio negli USA, penso che prima o poi si dovrà mettere mano a quei meccanismi che li hanno determinati, smettendola di pensare che tutti i mali stanno nella finanza e nelle banche.<br />
Le falle nelle regolamentazione finanziaria hanno maledettamente complicato le cose, l&#8217;arroganza dei banchieri di Wall Street certe volte è vomitevole, ma non credo che la causa dei mali di oggi sia principalmente li. Gli indignados di oggi (che hanno avuto una prima debole copertura da parte del New York Times, che non è poco) dovrebbero in primis scagliarsi (in modo non violento ovviamente) contro quei partiti e istituzioni che non sono stati capaci di regolare il capitalismo che intanto mutava e prendeva altre forme.<br />
Qui in America gli indignados dovrebbero mettere alle spalle al muro Obama e i democratici che nei primi due anni di amministrazione avrebbero dovuto fare molto ma molto di più per la crescita, lo sviluppo, i posti di lavoro, i diritti etc.. invece che menarla sul dialogo con una controparte che non voleva collaborare e che oggi lo vuole fare ancora di meno.</p>
<p>6. Infine l&#8217;Italia. Non so più che dire e non so più che dire del PD. La miseria della proposta politica è sotto gli occhi di tutti: so solo che nei prossimi mesi sarà sempre peggio su molti fronti per cui non ci rimane che allacciare le cinture di sicurezza. Siamo del tutto incapaci di dare un segno di discontinuità e come spesso accade in queste fasi di passaggio tutti scaricano il capo sperando di rifarsi una nuova carriera sotto qualche altro cappello. Questa cosa è rivoltante: ma dove stavano Confindustria e Vaticano fino a solo un anno e mezzo fa? e la CISL? Va a finire che Berlusconi mi diventa simpatico, con la sua mania per il sesso e per il divertimento (meglio questo di molto altro&#8230;).<br />
Per abbattere il debito (che va abbattuto non perché ci sono dei cattivi speculatori, ma perché è oggettivamente alto rispetto alle risorse che il sistema economico è in grado di generare per ripagarlo) si arriverà inevitabilmente a qualche misura drastica, ma temo che ci si arriverà dopo qualche shock; la patrimoniale sarà forse inevitabile, ma anche su questo bisognerà stare attenti perché come giustamente osservato da qualcuno recentemente non vorrei che divenga il palliativo per non fare quelle riforme di sistema cui lo stesso Adinolfi parla nella sua ineccepibile <a title="lettera di dimissioni di Adinolfi dal PD" href="http://cittadiniglobali.org/groups/politica-2-0/forum/topic/lettera-di-dimissioni-di-adinolfi-dal-pd-alcune-considerazioni-condivisibili/">lettera di dimissioni</a>.</p>
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		<title>A NY nasce un movimento globale?</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 08:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Minguzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/shankbone/"></a></p> <p>L&#8217;occupazione del ponte di brooklyn è stato forse l&#8217;inizio di un movimento di protesta oppure è l&#8217;ennesimo episodio di protesta isolata? Dopo le proteste nell&#8217;Africa mediterranea e in Medio-Oriente anche in Spagna, Grecia e ora in USA qualcosa si muove. Per la verità qualcosina si è iniziata a vedere pure in Italia anche se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/shankbone/"><img class="alignleft" src="http://farm7.static.flickr.com/6166/6205707709_779ce39a28_b.jpg" alt="" width="329" height="430" /></a></p>
<p>L&#8217;occupazione del ponte di brooklyn è stato forse l&#8217;inizio di un movimento di protesta oppure è l&#8217;ennesimo episodio di protesta isolata? Dopo le proteste nell&#8217;Africa mediterranea e in Medio-Oriente anche in Spagna, Grecia e ora in USA qualcosa si muove. Per la verità qualcosina si è iniziata a vedere pure in Italia anche se il totale annichilimento della sinistra ha reso questo proteste abbastanza isolate e fini a se stesse. Non c&#8217;è ancora un legame, un sentire comune che produca un&#8217;organizzazione, seppur minima, che dia continuità e coerenza a questi gruppi.<span id="more-5453"></span></p>
<p>Quando parlo di organizzazione non parlo certo di partiti o sindacati. D&#8217;altronde l&#8217;occupazione di wallstreet è stata organizzata con mesi di anticipo dalla rivista Adbusters (<a title="occupy wallstreet by Adbusters" href="http://www.adbusters.org/campaigns/occupywallstreet" target="_blank">adbusters.org/campaigns/occupywallstreet</a>), ma non solo (<a href="http://occupywallst.org/" target="_blank">occupywallst.org</a> -<a href="http://www.occupytogether.org/" target="_blank">occupytogether.org</a>) e soprattutto per questo parlo di possibile nascita di un movimento.</p>
<p>Evidentemente incide anche la sproporzione della reazione a questa protesta che rimane principalmente simbolica: <a title="700 arresti sul ponte di Brooklyn" href="http://summify.com/story/TofKHqYnDUyiAHSI/www.reuters.com/article/2011/10/02/us-wallstreet-protests-idUSTRE7900BL20111002" target="_blank">700 arresti </a>per un paese come gli USA e soprattutto per una città come New York sono di per sé una notizia. E&#8217; però proprio la potenza simbolica di occupare Wall Street che svolge una funzione di attrazione centripeta che può produrre la nascita di un movimento. Inutile far finta di non ricordare che 12 anni fa proprio la contestazione del WTO in un&#8217;altra città del capitalismo avanzato USA, Seattle, aveva dato il là ad uno straordinario movimento capace di rinnovare la politica per il decennio successivo. Per quanto in crisi gli USA rimangono il cuore dell&#8217;impero e quanto lì succede muove il mondo. Nel bene o nel male.</p>
<p>Se effettivamente intorno a quest&#8217;azione evocativa, ma concretamente nulla, i gruppi che protestano per il (proprio) <a href="http://www.alternet.org/story/152591/labor_movement_rolls_into_wall_street_occupation?akid=7648.278218.aLtuf5&amp;rd=1&amp;t=5" target="_blank">lavoro perso</a>, per il (proprio) reddito ridotto, per la (propria) salute non tutelata si riunissero trovassero un luogo dove incontrarsi, intrecciare le proprie esperienze e combattere fianco a fianco gli uni per gli altri il movimento che ne deriverebbe avrebbe un potenziale immensamente più grande di quello nato a Seattle. Allora la partita era come redistribuire equamente la ricchezza, oggi, passatemi la forzatura, si discute di come redistribuire la povertà e le resistenze sono molto maggiori.</p>
<p>Qui la mia perplessità più grande: un movimento del genere sarà in grado di gestire questa rabbia montante, sarà in grado di trasformare la protesta in politica? Altrimenti il rischio è che questo movimento diventi una slavina che trascina via tutto: il marcio e il buono, l&#8217;acqua sporca e il bambino. Una protesta organizzata e incontrollabile potrebbe essere una sciagura peggiore ancora dell&#8217;apatia sociale di questi ultimi anni.</p>
<p>Pertanto credo che l&#8217;appello di Alternet (<a title="No Excuses -- Join the Occupy Wall St. Movement or Stand on the Wrong Side of History" href="http://www.alternet.org/story/152592/no_excuses_--_join_the_occupy_wall_st._movement_or_stand_on_the_wrong_side_of_history?akid=7648.278218.aLtuf5&amp;rd=1&amp;t=18" target="_blank">No Excuses &#8212; Join the Occupy Wall St. Movement or Stand on the Wrong Side of History</a>) vada colto, ma con l&#8217;obiettivo di orientare questo movimento nascente verso una soluzione del problema, magari radicale, ma pur sempre funzionante. Volere la luna per poi trovarsi in una landa di macerie potrebbe essere il peggior incubo nel quale trovarsi.</p>
<p>Interessante l&#8217;articolo di <a title="The Bankers and the Revolutionaries" href="http://www.nytimes.com/2011/10/02/opinion/sunday/kristof-the-bankers-and-the-revolutionaries.html?_r=1" target="_blank">Nicholas Kristof </a>sul NY Times: da un&#8217;idea goliardica l&#8217;occupazione è cresciuta fino a diventare una cosa seria, possibile e perseguibile. Come è potuto succedere? E&#8217; successo perché nel frattempo nel mondo le proteste contro un sistema economico e finanziario sempre più presente nelle vite di ciascuno si moltiplicavano e coinvolgevano via via strati di popolazione finora rimasti ai margini delle mobilitazioni. Si potrebbe dire che il bisogno di un movimento ne ha creato uno.</p>
<p>L&#8217;alienazione sociale di ampi strati di popolazione, soprattutto giovane, era stato alla base dell&#8217;emersione di populismi di destra e di sinistra. L&#8217;eventuale discesa in campo di queste masse alienate nel campo della politica potrebbe essere il fenomeno dirompente degli anni 10 del secolo. Il rischio enorme è che queste persone rimangano ad un livello prepolitico di analisi e di azione anche quando si fossero unite e organizzate. Il che rischierebbe di sfociare nell&#8217;ulteriore (e definitiva?) devastazione della società. Una sorta di tutti contro tutti senza possibilità di vincitori.</p>
<p>Le proposte concrete che vengono dagli occupanti di Wall Street fa ben sperare:</p>
<ul>
<li>introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax, per altro in discussione in ambito UE);</li>
<li>tassazione progressiva che colpisca maggiormente chi ha di più;</li>
<li>impedire alle banche di perseguire rischi eccessivi negli investimenti e nelle speculazioni adottando la Vockler Rule</li>
</ul>
<div>Sulla mailing list Nettime invece si elencano altri punti ancora:</div>
<div>
<ol>
<li>Institution of Pre-Reagan taxation levels, or perhaps even Eisenhower-era levels.  Before Reagan, rates on the uppermost tiers were anywhere from 90% (Esienhoer) to far above #0+% for post-Reagan)</li>
<li>Reinstate a 35% Capital Gains tax.</li>
<li>Nationalize Medicine and Insurance</li>
<li>Institute wage disparity legislation.  For example, make it illegal for the top management to make more than 40 times that of the janitor, instead of 300 times.</li>
<li>Demand that companies delink pensions from the Market, including TIAA-CREF for academics.</li>
<li>Abandon Free Trade.  Re-institute import tariffs to equalize labor valuation between the US and exporter nations.</li>
<li>Institute labor tariffs upon outsourcing companies.</li>
<li>Eliminate outcomes-based education and focus on a balanced curriculum with greater emphasis on arts and humanities.</li>
<li>Greater public support for Culture.</li>
<li>Demand a national mass rail infrastructure</li>
<li>Demand more aggressive conversion to renewable energy forms.</li>
<li>In times of surplus, either pay down the debt, or create a Federal nest egg for recessions.</li>
</ol>
<p>Richieste che fanno sperare che, nonostante tutto, un altro mondo è ancora possibile, basta (ri)cominciare.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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